Ideato nel 2012 dal Teatro Filodrammatici di Milano, il festival lecite/visioni nasce sin dal principio con l’idea di raccontare l’amore vero, che non prevede etichette e limitazioni. Intorno a noi vediamo chiusure e barriere, paure che alimentano paure. È necessario, una volta di più, affermare l’esistenza di ogni forma d’amore. L’amore è amore, dicono. Ma, evidentemente, non abbastanza. Per questo siamo chiamati a testimoniare, tutti e ciascuno con le proprie specificità. Noi lo facciamo con il Teatro e lo facciamo in piena stagione teatrale, per affermare che, se giugno è il mese dei Pride, l’onda lunga dei Pride stessi deve essere in movimento, anche durante gli altri mesi dell’anno. Occorre stare in moto, come dal principio, come durante quei moti di Stonewall che hanno generato quell’onda, sempre più grande e preziosa. Occorre non fermarsi e tenere alta la guardia. L’amore è amore. Può sembrare banale, ma forse non lo è.
Ci vediamo al Teatro Filodrammatici.

Tommaso Amadio, Bruno Fornasari
Direzione artistica del Teatro Filodrammatici di Milano

Quando otto anni fa è iniziata l’avventura di lecite/visioni, la rassegna di drammaturgia LGBTQIA promossa dal Teatro Filodrammatici, sentivamo doveroso aprire uno spazio dedicato a quei lavori che non trovavano ospitalità nei cartelloni delle stagioni a causa della loro “scomoda” tematica, auspicando che la situazione potesse evolvere nel futuro prossimo, rendendo non più necessaria una simile iniziativa. Dobbiamo purtroppo constatare, salvo meritorie eccezioni, che così non è stato e, in un periodo in cui l’omofobia nelle sue manifestazioni peggiori sembra venir legittimata, siamo dunque qui, grazie al fondamentale supporto dell’8xmille della Chiesa Valdese, a ribadire la nostra presenza e i nostri diritti attraverso la voce del teatro. Quest’anno il programma alterna allo sguardo sul presente quello sul recente passato. Se l’omosessualità nel calcio è ancora un tabù, a infrangerlo ci prova Benedetto Sicca, autore e regista di Pochos che prende il nome dalla squadra napoletana di calciatori gay; sempre di Napoli sono i due fratelli che negli anni settanta si confrontano in un clima di violenza e sopraffazione in 12 Baci sulla bocca di Mario Gelardi. Vittima della persecuzione franchista, il ballerino Miguel de Molina, legato a Federico Garcia Lorca, ripara in Argentina con l’aiuto di Evita Peron: lo incontriamo in Tangeri di Silvano Spada. Due donne innamorate approdano in luogo sconosciuto e s’interrogano sul loro futuro in Ci vediamo all’alba di Zinnie Harris. Se infine molte sono le preoccupazioni che ci attanagliano, a stemperarle con il sorriso ci pensa la graffiante ironia di Alessandro Fullin in Fullin legge Fullin.

Mario Cervio Gualersi
Direzione artistica del festival lecite/visioni

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Fullin legge Fullin

mercoledì 27 novembre, ore 21:00

FULLIN LEGGE FULLIN

testi, regia, interprete Alessandro Fullin
produzione Musa Srls.

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Alessandro Fullin si racconta attraverso l’attività che più ama: scrivere.

Dalla lista della spesa agli spensierati aforismi, dalle lettere d’amore alle mail mai inviate, il ritratto di un uomo che molti percepiscono come un comico non vedendolo per quello che realmente è: una missionaria.

Alternando momenti di assoluta comicità ad altri di tristezza fulminante, Fullin si dimostra imprevedibile almeno quanto i tweet che ogni giorno, alle 9.00 a.m., lancia ai suoi followers. Solo sul palco, Fullin legge se stesso, cercando il filo logico di una vita più intricata del mitico gomitolo di Arianna.

Pochos

giovedì 28 novembre, ore 21:00

POCHOS

scritto e diretto da Benedetto Sicca
con Francesco Aricò, Emanuele D’Errico, Dario Rea,
Francesco Roccasecca, Eduardo Scarpetta
produzione Tradizione e Turismo – Centro di Produzione Teatrale

PRIMA NAZIONALE

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Sette anni fa, un giovane napoletano omosessuale lanciò un post su una chat di appuntamenti gay con l’ invito a giocare una partita di calcetto.
Arrivarono le prime adesioni e nel giro di qualche settimana “la partitella” diventò una consuetudine, tanto che i ragazzi decisero di costituirsi in una vera e propria squadra col nome “Pochos” – scugnizzi in spagnolo – in onore del nomignolo del calciatore Lavezzi. Durante una serata di presentazione a cui inaspettatamente si presentò la stampa, i giovani calciatori si videro costretti ad affrontare pubblicamente il tema della propria omosessualità… iniziò così la “grande notte dei Pochos” in cui ciascuno di loro si trovò a fare i conti con le proprie paure.

Per molti di loro quella notte iniziò un percorso di liberazione.

Uno spettacolo sulle nostre abitudini sessuali, sui nostri desideri e sull’amore per il calcio, nel quale il pubblico è invitato a fare un’allegra riflessione sulla propria sessualità e su quanto i desideri possano trasformarsi in fonte di liberazione.

incontro di approfondimento al termine dello spettacolo Pochos
intervengono
Ivano Cipollari, calciatore nella squadra Outsiders di Milano
Rosario Coco, autore del libro Storie fuorigioco – Omosessualità e altri tabù nel calcio, responsabile culturale EuroGames 2019 e calciatore nella squadra Lupi di Roma
Francesca Muzzi, giornalista e autrice del libro Giochiamo anche noi – L’Italia del calcio gay
Prof. Antonio Pizzo, Discipline dello spettacolo Università di Torino
Benedetto Sicca, autore e regista di Pochos

12 baci sulla bocca

venerdì 29 novembre, ore 21:00

12 BACI SULLA BOCCA

di Mario Gelardi
uno spettacolo della Compagnia Nest
con Francesco Di Leva, Ivan Castiglione, Andrea Vellotti
luci Ettore Nigro scene Roberta Mattera costumi Giovanna Napolitano
aiuto regia Giuseppe Gaudino
regia di Giuseppe Miale Di Mauro
produzione NEST NAPOLI EST TEATRO

PRIMA MILANESE

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Napoli, anni 70.
La provincia soffocante e a volte disorientante napoletana. Il conflitto politico e sociale che divide il paese sembra lontano da queste terre. In questo ambito nasce “12 baci sulla bocca” che racconta l’incontro-scontro tra Emilio, lavapiatti dai modi e dal linguaggio diretto e Massimo, fratello “ripulito” del proprietario di un ristorante. Massimo si sta per sposare con l’unica donna che ha avuto nella sua vita, è a quel punto della vita in cui o ti lasci o ti sposi, Massimo si sposa. Emilio è giovane ed è ricchione, perché era l’unico termine usato a Napoli per identificare un
omosessuale. Emilio riesce a scardinare l’omosessualità assopita malamente da Massimo; i loro incontri sono violenti al limite dello scontro fisico. I due ragazzi si nascondono, ma quel rapporto così controverso, rappresenta forse, l’unico momento di vero sentimento nella loro vita.

Ci vediamo all'alba

sabato 30 novembre, ore 21:00

CI VEDIAMO ALL’ALBA

di Zinnie Harris
traduzione a cura di Monica Capuani
con Francesca Ciocchetti e Sara Putignano
regia Silvio Peroni
produzione KHORA.TEATRO & COMPAGNIA MAURI STURNO

PRIMA MILANESE

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Due donne (Robyn e Hellen) si trovano su una spiaggia lontana dopo un violento incidente in barca. Stordite dall’accaduto, cercano un percorso verso casa. La terra sconosciuta nella quale sono giunte non è ciò che sembra e pur restando insieme sono distanti l’una dall’altra più che mai. Sembrano una coppia felice di essere sopravvissuta, tante sono le domande: dove sono? Perché non possono tornare a casa? Perché Robyn è ossessionata da immagini di un’altra versione più terribile della realtà? Tutto ciò è misterioso; forse non del tutto per coloro che hanno vissuto nella loro vita dolori e feroci fantasie. Il testo di Zinnie Harris, ispirato, in parte, alla leggenda di Orfeo ed Euridice nell’antica ricerca del partner perduto, affronta i temi che toccano di più l’animo umano: paura, desolazione, amore. Incredibilmente onesto e lirico, “Ci vediamo all’alba” è una favola moderna che esplora il trionfo dell’amore, il mistero del dolore e la tentazione di perdersi in un futuro fantastico che non verrà mai. Silvio Peroni, già presente in passato al Festival lecite/visioni, torna con uno spettacolo nel suo stile: delicato, appassionato, avvincente, letterario.

Premio Carlo Annoni

domenica 01 dicembre, ore 18:00

SHALOM

di Laura Fossa
testo vincitore della II edizione del Premio Carlo Annoni

evento gratuito con prenotazione obbligatoria

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Nato in Israele in una famiglia di stretta osservanza religiosa, il giovane Shalom si trasferisce a New York per completare gli studi e iniziare la carriera di avvocato. Qui fa coppia con Jenny, brillante ragazza della ricca borghesia cittadina con la quale sembra sereno e appagato. Lo sarà sino a quando nella sua vita, per un caso del destino, nello studio legale in cui lavora compare Jack, affascinante manager in procinto di divorziare dalla moglie. Tra i due scoppia il classico colpo di fulmine: un amore a prima vista che gli fa presto dimenticare la fidanzata e prendere finalmente coscienza della sua vera sessualità. Il periodo di assoluta felicità grazie all’intesa spirituale e fisica tra i due è però di breve durata. Shalom comincia ad essere tormentato dai sensi di colpa, fagocitati dal padre rabbino che, venuto a conoscenza della relazione, gli intima di troncarla, tornare in Israele, prender moglie e procreare. A sostenerlo moralmente attraverso i suoi scritti postumi è invece il nonno, a sua volta omosessuale e in vita motivo di scandalo per la famiglia. Diviso tra il ricatto paterno e l’immutato amore di Jack che, per scongiurare il suo rientro in patria, gli chiede di sposarlo, quale decisione prenderà infine l’affranto Shalom?

Tangeri

domenica 01 dicembre, ore 21:00

TANGERI

uno spettacolo musicale di Gianni De Feo
testo di Silvano Spada diretto e interpretato da Gianni De Feo
scenografia Roberto Rinaldi costumi Gianni Sapone coreografie Giulia Avino
voce off Irma Ciaramella
accompagnamento registrato:
al pianoforte e arrangiamenti Adriano D’amico alle percussioni Piero Fortezza
assistente alla regia Martina Sarpero disegno luci Umberto Fiore
foto e grafica Manuela Giusto ufficio stampa Carla Fabi e Roberta Savona
si ringrazia Isabel Rosell e Dario Carbonelli un omaggio a Lindsay Kemp
produzione Florian Metateatro in collaborazione con Off-Off Theatre

PRIMA MILANESE

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Lo spettacolo rievoca la figura del celebre cantante e ballerino spagnolo Miguel de Molina vissuto durante la dittatura franchista e da questa perseguitato a causa delle sue idee antifasciste e della dichiarata omosessualità. Costretto a lottare fin da bambino per guadagnarsi da vivere passando attraverso i più umili lavori, è sempre in fuga verso qualcosa, alla ricerca di un’identità. Riaffiorano i ricordi, sino a Granada e l’incontro con Federico Garcia Lorca e Manuel de Falla, fino ai primi successi a Barcellona, Valencia, Madrid. L’eccentrica e sregolata vita notturna che precede l’avvento della Guerra Civile. Ed è proprio il ricordo dell’arresto e la fucilazione di Federico Garcia Lorca, rivissuto con estremo dolore, a segnare una forte rottura nella vita di Miguel. Anche lui perseguitato dal regime fascista, picchiato e contestato durante i suoi spettacoli, viene costretto all’esilio a Caceres, il paradiso delle cicogne. E come le cicogne, non smette di aprire le ali, sempre in volo verso la libertà. Fugge in Argentina dove, legato in amicizia a Evita Peron, consacra il suo successo. Muore nel 1993 a Buenos Aires, e là è sepolto.