“A volte è solo uscendo di scena che si riesce a capire che ruolo si è svolto.”

Stanislaw Jerzy Lec

Il nostro teatro è uscito di scena per un periodo lunghissimo. Abbastanza lungo da costringerci a riflettere non soltanto sulla nostra vita professionale ma anche sulla funzione sociale che abbiamo attribuito a quest’arte della rappresentazione fino allo scoppio della pandemia.

Quale potrebbe essere il nostro ruolo da qui in avanti? Che cosa possiamo rappresentare?

L’aforisma di Jerzy Lec riassume le ragioni per cui abbiamo scelto di definire la nostra proposta di stagione come uno Stato interessante.

Lo stato interessante è di per sé un eufemismo per indicare un momento della vita di particolare interesse e mistero, prima che qualcosa possa nascere. È la condizione delle domande impossibili e delle risposte probabili ed è in questa condizione che sentiamo di trovarci.

Se è vero che soltanto una volta usciti di scena riusciamo ad osservare davvero chi siamo, abbiamo pensato alla nuova stagione come a un concept album che raccolga le esperienze contradditorie che ci hanno accompagnato nell’isolamento, come premesse di un nuovo incontro con lo spettatore. Un incontro che attraverserà vari “stati”, varie condizioni dell’anima e del corpo che fatichiamo a comprendere e che vediamo rispecchiarsi nei valori e nelle minacce della società in cui viviamo. Siamo quindi partiti dall’impossibilità di definire quel che ci sta accadendo ora, nell’immediato, senza però abbandonare il tentativo di comprendere quale effetto potrebbe avere sul nostro stare insieme come comunità di persone. Che ruolo hanno assunto etica e politica nelle nostre vite e come riusciamo a maneggiare i nostri desideri più estremi? Riusciamo ancora a vedere nell’altro, nel diverso da noi, un’occasione d’incontro? Possiamo ancora essere animali sociali?

Da gennaio a giugno 2022 ci porremo finalmente queste domande in pubblico e lo faremo a partire dalla nostra prima produzione che s’intitola proprio Stato interessante e, introducendo il nostro album di storie, tratterà di una gravidanza paradossale che potrebbe minacciare le sorti dell’umanità o rappresentare l’occasione per un esame di coscienza sul sistema di potere che ci siamo autoinflitti.

Proseguiremo osservando lo stato di salute della nostra istituzione più complessa da definire, la famiglia, con Lucido di Rafael Spregelburd dove una sorella torna a reclamare il rene donato al fratello da bambina, perché necessario a salvare la vita di suo marito. Parlerà invece di vite in stato di arresto La Gabbia di Stefano Massini, nella versione di Renato Sarti, dove una madre, scrittrice di successo, e una figlia, ex-brigatista ancora in carcere, si troveranno imprigionate in un dialogo ad altissima tensione. È invece prigioniero tra le mura di casa il personaggio cardine del testo Argonauti e Xanax del giovane Daniele Vagnozzi, un thriller sulla nuova era, quella dello stato d’ansia, portato in scena dalla Compagnia Caterpillar, un affiatato gruppo di attori ex-allievi dell’Accademia dei Filodrammatici cui il teatro ha dato spazio per una residenza artistica. Presenta la storia mai raccontata in Italia di un cattivo maestro della letteratura di lingua tedesca lo spettacolo Bed Boy Jack, nostra co-produzione col Teatro Stabile del Veneto, finalmente in scena a Milano dopo il debutto al Napoli Teatro Festival 2020 poco prima del secondo lock down. Ispirato alla figura di Jack Unterweger, criminale austriaco riabilitato e scarcerato anche grazie alla pressione di due premi Nobel come Gunter Grass ed Elfriede Jelinek, lo spettacolo ricostruisce, tra realtà e immaginazione, la storia di un uomo che diventa scrittore di successo in carcere e, una volta liberato, usa la propria fama come copertura per compiere crimini sessuali in Europa e Stati Uniti. La biografia di Unterweger è qui pretesto per una riflessione paradossale sullo stato dell’arte e sul dialogo tra etica ed estetica. Una riflessione che trova eco nello stato sociale che emerge dai rapporti misteriosi che legano i personaggi di un’altra nostra produzione Il turista, spettacolo di grande successo delle passate stagioni che abbiamo deciso di riprendere per trattare del contesto attuale di paura dell’estraneo e del desiderio di moralizzare chi si discosta dai nostri valori.

Concludiamo con un’ultima ospitalità che si concentra direttamente sul rapporto tra corpo e mente, Fame mia di Annagaia Marchioro, una donna sola sul palco a lottare con la propria fame in uno stato di necessità che la porterà a scoprire d’avere, in verità, molta fame di sé e il grandissimo bisogno di ritrovarsi.

Da gennaio a giugno 2022, una mezza stagione per tornare in scena senza mezze misure…

Vi aspettiamo!

 

Tommaso Amadio, Bruno Fornasari

direzione artistica