Il teatro è fatto di… mostri!

Anni fa Juan Majorga, amico e drammaturgo spagnolo di cui stavamo mettendo in scena un testo, ci parlò di un video che l’aveva molto colpito. In un vagone della metropolitana, da una telecamera interna, si vedeva un ragazzo avvicinarsi all’unico altro passeggero della corsa, una ragazza, che dopo essere stata minacciata a parole dall’uomo, veniva selvaggiamente picchiata. Senza motivo. La violenza della scena, erano anni in cui la rete non brulicava ancora di video di questo tipo, ci aveva scioccati. Da quella  visione si era accesa tra noi una discussione sulla sensatezza o meno di rappresentare una scena del genere in teatro. Per quanto scioccante, la situazione alla fine raccontava di un pazzo a cui il destino sembrava aver offerto una vittima sacrificale. Il senso di ingiustizia e compassione che suscitava sembrava metterci però in una strana posizione di “comodità”. Esisteva un bene e un male, un giusto e uno sbagliato a cui aderire in modo molto rassicurante.

 

A un certo punto però, un altro video, che riprendeva la scena da un’angolazione diversa, mostrava la presenza nel vagone di una terza persona. Le immagini erano confuse ma inequivocabili. Questa terza persona era lì ed era rimasta immobile per tutto il tempo. Quella presenza che improvvisamente irrompeva sulla scena, cambiava tutto. C’era qualcuno che in quel momento avrebbe potuto agire, fare una scelta. E a ben vedere, una scelta l’aveva fatta. Solo che non corrispondeva a quello che, per chi guardava da fuori, era la scelta giusta. Il primo moto di indignazione e condanna di fronte a quel comportamento ha però presto lasciato il posto ad un’altra domanda: perché? Indifferenza, darwiniano spirito di sopravvivenza, paura forse? Perchè non fare nulla? E soprattutto, se ci fossimo stati noi lì, in quella situazione, siamo sicuri che avremmo fatto qualcosa che avrebbe portato ad un esito migliore?

 

Ecco, in una realtà come quella di oggi, interconnessa, globale, dove siamo sempre più esposti a notizie e video le cui storie ci chiedono di prendere una posizione ed elaborare freneticamente un giudizio su situazioni di cui quasi sempre conosciamo ben poco, il rischio è che il pre-gudizio diventi morale assoluta.  Buoni e cattivi, vittime e carnefici, in un pericoloso gioco di semplificazione che alimenta quell’istinto, molto rischioso, di sentirsi sempre e comunque dalla parte del giusto. Questa stagione 2018/19 vuole essere, con la consueta ironia, un viaggio in quella complessità che compone le nostre singole esistenze e che non sempre tira fuori il meglio da noi, consegnando al palco l’ingrato compito di raccontare quello che nella vita facciamo di tutto per nascondere.

 

Tommaso Amadio, Bruno Fornasari

direzione artistica