In un periodo storico confuso come quello attuale, il teatro si assume il ruolo di narrare l’uomo contemporaneo, sempre più fragile e spaesato, e di mostrarci inedite possibilità. La stagione 2017/18 si prospetta ricca di spettacoli che rappresentano il mondo com’è, chiuso, attraversato da fondamentalismi che rifiutano il dialogo. Un mondo dominato dalla paura, dalle divisioni e dalle incomprensioni. La stagione del Teatro Filodrammatici è lì, in prima linea, a raccontare i conflitti di questo mondo e immaginarne un altro. Siamo convinti, ogni giorno di più, che sarà l’arte con la sua capacità di favorire la comunicazione a guarire la comunità umana dal fanatismo, anche perché di arte siamo proprio (e orgogliosamente) fanatici!

Nel 1994 Eric J. Hobsbawm pubblicava Il secolo breve, intendendo, con questa definizione, il periodo che va dalla Prima Guerra Mondiale (1914) alla dissoluzione dell’Unione Sovietica (1991). Molti vollero leggere nell’opera la fine di un’era, quella della guerra fredda, e l’inizio di una nuova, quella della globalizzazione, completamente diversa da quella precedente. Invece Hobsbawm individuava anche gli elementi di continuità con il passato e discuteva le nuove emergenze come la questione islamica, l’inizio del declino degli Stati Uniti e l’ascesa della Cina.

I dilemmi del presente sono radicati nel passato e riannodare questi fili costituisce quindi l’ideale fil rouge della stagione 2017/18 del Teatro Filodrammatici che, non a caso, inaugura con una prima nazionale scritta da Bertolt Brecht e diretta da Francesco Frongia, Tamburi nella notte. Tanti sono i titoli del cartellone che ci racconteranno questo periodo storico o le ripercussioni dello stesso nel mondo contemporaneo: dal colonialismo italiano che Frosini/Timpano narrano, in Acqua di colonia, con un’operazione artistica tutta rivolta a scardinare le poche nozioni apprese riguardo a quel periodo, fino alla tragedia consumatasi nell’isola norvegese di Utøya, scaturita da un odio cieco e camuffato da motivazioni politiche, che la compagnia ATIR, da sempre attenta alle dinamiche dell’oggi, ci racconterà.

Fanatismi religiosi, politici e anche artistici. Ogni giorno dobbiamo confrontarci con essi e prenderne le misure. In questa direzione vanno anche le due nuove produzioni del Teatro Filodrammatici. Il nuovo testo di Bruno, prima nazionale con Tommaso e un gruppo di attori in scena a gennaio, racconta il difficile dialogo tra fede e scienza, sorelle litigiose che sono forse due facce dello stesso bisogno di dar senso al mondo. Analogamente, Martiri (anch’esso prima nazionale) è la commedia di Marius von Mayenburg che farà emergere la crisi di valori delle giovani generazioni, mettendo a confronto il raziocinio e la cieca fiducia in un’entità superiore.

 

Al contrario di quel che si è portati a credere, anche negli ambienti cosiddetti “agiati” e culturalmente evoluti, il rischio di fondamentalismi, fanatismi e visioni politiche distorte è comunque dietro l’angolo. È questo il tema del testo di Ayad Akhtar, autore pakistano portato in scena da Jacopo Gassman, che in Disgraced ci racconta un’America ricca e liberale, ma solo in apparenza. Sarà un ambiente sociale disagiato, invece, l’humus nel quale fermenteranno la violenza e il dolore che Renato Sarti racconta nel suo Filax Anghelos , un viaggio metaforico nello sdoppiamento di personalità e, contemporaneamente, nell’Italia post bellica, la stessa Italia che arriva poco dopo il periodo nel quale si ambienta Immacolata Concezione di Vuccirìa Teatro, un progetto speciale – fuori stagione – legato ai Teatri del Sacro, vero e proprio spaccato dei fanatismi e delle chiusure mentali del nostro paese negli anni ‘40.

La notizia, però, è che da manie e irrazionalità si può uscire, magari con qualche aiuto farmacologico. Ricordate N.E.R.D.s – sintomi? Vi aspetterà di nuovo a capodanno! Ma così sembrano suggerirci anche i protagonisti di The Effect, gradito ritorno di Silvio Peroni che col testo di Lucy Prebble indaga gli aspetti d’ombra di ognuno di noi.

Per tornare a Hobsbawm: c’è bisogno di più memoria, quella memoria attiva e sana che fa ragionare e spinge a non ripetere gli errori del passato. Proprio su questo tema s’interroga Come il cane sono anch’io un animale socievole: il protagonista tenta di consegnare ai propri nipoti un’eredità morale, consapevole che solo la conoscenza della storia possa evitare il ripetersi di errori e atrocità. Proprio per evitare la ripetizione di errori e atrocità, da anni il Teatro Filodrammatici ha intrapreso la strada dell’inclusione e della conoscenza, perseguite anche con il Festival lecite/visioni e l’inserimento in stagione di uno spettacolo, Le scoperte geografiche, eredità della rassegna precedente, che con intelligenza e leggerezza racconta la grafia dei sentimenti tra due ragazzi omosessuali.

Non mancheranno, infine, le certezze e i ritorni. Con grande piacere porteremo di nuovo in scena lo spiazzante Parassiti fotonici, così come Paolo Nani con la sua doppietta La lettera/Jekyll on ice! e Ferdinando Bruni ne Il racconto di Natale, la cui visita sarà da noi ricambiata in marzo, quando Collaborators sarà pronto a calcare le assi della Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini!

Tommaso Amadio, Bruno Fornasari