Il teatro è fatto di… destini!

In una società che ha puntato tutto sulla tecnologia come strumento indispensabile per garantirci sicurezza, benessere e una non meglio specificata qualità della vita, colpisce come l’uomo contemporaneo confidi ancora molto in una possibile lettura delle stelle.

Stelle intese non come “astri luminosi” da osservare ma strumenti attraverso i quali leggere il nostro  futuro. Il pullulare di applicazioni dedicate ad oroscopi e tarocchi tradisce, proprio a partire dalle nostre protesi tecnologiche, un bisogno atavico di anticipare il futuro e la speranza di poter leggere in questo spazio inesplorato un destino che ci auguriamo sia più rassicurante del nostro presente.

Lontani dallo stigmatizzare o ridicolizzare questo bisogno e consapevoli della necessità di condividere possibili narrazioni di quel che ci aspetta domani, la nostra nuova stagione interrogherà il futuro avvalendosi però di uno strumento più tangibile e forse per questo più affidabile nel predire quel che potrebbe accadere: il nostro recente passato.

La definizione di Destino, o meglio Destini, cui c’ispiriamo non sarà perciò quella di eventi imprevedibili da accettare passivamente, ma scegliamo di definire il destino come la conseguenza immaginabile, e spesso temibile, di scelte fatte in nome di molti ma troppo spesso a beneficio di pochi.

Se da una parte infatti la tecnologia rappresenta un incredibile strumento per migliorare la qualità della vita di ognuno di noi, dall’altro sembra aver gettato l’uomo contemporaneo in un eterno presente, un limbo fatto di bisogni contingenti dove l’unico movimento concesso sia quello inconsapevolmente circolare delle echo chambers; le stanze dell’eco virtuali dove è gradevole e rassicurante sentir circolare solo e soltanto le proprie idee, generate in vitro, senza il supporto di un passato condiviso.

Basta infatti farsi un giro in rete per osservare come la prima vittima di fake news sia proprio il Passato; una Storia fatta di voci, analisi e testimonianze che vengono travisate per rapidità e comodità, perdendo quindi spazio di dibattito perché non riducibili ai pochi caratteri di un tweet.

Questa perdita progressiva di memoria non solo sembra distruggere qualsiasi senso di comunità ma forgia anche ottusi criteri di appartenenza, pensati per escludere più che per includere, così che ognuno possa costruirsi un passato ad uso e consumo dei propri ideali presenti e confinare il futuro in un ghetto etico che ci sollevi da qualsivoglia responsabilità: la predestinazione.

La nostra “lettura delle stelle” sarà dunque quella di interrogare il nostro passato per  metterlo in relazione con il nostro presente, per immaginare un futuro che sia il frutto consapevole di un dialogo tra le scelte che abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto e la nostra capacità e determinazione di fare meglio.

Una stagione di spettacoli che andrà alla ricerca di che cosa abbiamo dimenticato, o abbiamo buttato via convinti che non servisse più, per cercare tutti insieme, spettatori e interpreti sul palco, di riscoprire, non senza leggerezza ed ironia, l’etimologia prima del verbo ricordare:

dal latino re-cordis… ripassare dalle parti del cuore.

 

Tommaso Amadio, Bruno Fornasari

direzione artistica